• Scontro Meloni-Macron, Palazzo Chigi all’Eliseo “Basta provocazioni”

    «Un’inutile provocazione». Diplomazia e buone maniere vanno di pari passo. Ed è ormai evidente che sul punto esiste una sottile linea di confine che tra Italia e Francia va vacillando da mesi. E che ieri si è decisamente interrotta.

    Dopo la delicata gestione del faccia a faccia di fine ottobre a Roma tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron – poche ore dopo che la premier era entrata formalmente in carica – e archiviando le polemiche pubbliche delle ultime settimane sui migranti tra Eliseo e Palazzo Chigi, quello che si è consumato ieri tra Roma e Parigi è uno scontro che non ha molti precedenti.

    Certo, dando uno sguardo indietro c’è la querelle scatenata nel 2019 dall’allora vicepremier Luigi Di Maio, a quei tempi – come cambiano le cose – novello Masaniello in salsa francese dei gilet gialli. Ma si fa fatica, scorrendo i report della Farnesina, a trovare in tempi recenti un braccio di ferro tanto duro. Giocato tutto sulle fonti Eliseo e in replica sulle fonti Palazzo Chigi, sostanzialmente senza voler mettere la faccia su un muro contro muro che al momento non prevede una via d’uscita.

    È l’Eliseo – ancora una volta – ad affondare il colpo. Come aveva già fatto nelle ore della polemica sulla Ocean Viking e sui migranti. Ieri, però, a freddo. Che ci sia una poca empatia tra Meloni e Macron, infatti, non è una notizia. Il faccia a faccia a Roma, per dire, è stato a un passo da scatenare una vera e propria crisi diplomatica, anche perché l’enotourage dell’Eliseo ha preteso di gestire in autonomia la pubblicità dell’incontro, in nome del fatto che Macron è capo di Stato e Meloni solo capo di governo. Ed è qui, su questo punto, che si è acuita un’incomprensione che è in verità viene da una distanza di vedute che risale ad anni passati.

    Così, dopo che qualche giorno fa – al vertice sui Balcani di Tirana – Meloni e Macron si sono limitati ad una stretta di mano, oggi alla riunione di Alicante Eu Med-9 faranno sostanzialmente lo stesso. Con educazione, ma nessuna empatia. E con sottotraccia quelle incomprensioni frutto di anni di tensioni. Con l’Eliseo che fa sapere di essere di attesa di un data per «mettere in agenda» una visita di Meloni a Parigi, e con Palazzo Chigi che replica facendo sapere che dall’Eliseo «non è mai arrivato un invito ufficiale» al presidente del Consiglio.

    La palla, insomma, viene rimbalzata tra Roma e Parigi. Con un certo fastidio di Meloni. Non solo per il fraintendimento sulla gestione della comunicazione all’indomani del giuramento e in occasione del primo incontro con Macron, ma anche per il fatto che con gli altri leader internazionali non è stato certo un problema trovare uno spazio in agenda per un bilaterale. In due mesi che è a Palazzo Chigi, Meloni ha incontrato sia Joe Biden che Xi Jinping, per non parlare di tutti i leader di G7. Oggi, al vertice di Alicante, avrà un bilaterale con lo spagnolo Pedro Sanchez. Ma con Macron l’agenda resta appesa. Con l’Eliseo che fa sapere che è Meloni a non comunicare date. E con Palazzo Chigi che non esita a parlare di «provocazione».


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