• Rimini. Balneari, dalla Lega solite sparate senza fondamento. Dichiarazione di Tiziano Arlotti candidato Pd al Senato

    Balneari, dalla Lega solite sparate senza fondamento

    Dichiarazione di Tiziano Arlotti candidato Pd al Senato

    (in riferimento all’intervista pubblicata sul numero odierno del Corriere Romagna, edizione di Rimini)

    Rimini, 31 gennaio 2018 – La Lega Nord è solita a sparate senza fondamento, e la sua candidata Elena Raffaelli non fa eccezione quando afferma senza pudore che la sinistra non avrebbe fatto nulla per i balneari. Raffaelli farebbe meglio a rileggersi ciò che è successo in questa legislatura alla Camera, dove la Lega e i suoi alleati hanno votato contro la Legge delega di riforma delle concessioni che conteneva anche il doppio binario, e successivamente al Senato, dove l’ostruzionismo del centrodestra e del M5s ha di fatto affossato la possibilità di un rapido esame e della definitiva approvazione del provvedimento.

    Ora la Raffaelli continua la tradizione del centrodestra di vendere favole e illusioni agli operatori, promettendo ulteriori proroghe ad oltranza. Ma è proprio il centrodestra ad avere creato il danno originale ai balneari. Quando infatti era al governo con Berlusconi, anziché aprire un negoziato con l’Europa per l’esclusione del comparto balneare dalla direttiva Bolkestein, ha preferito non risolvere il problema e concedere proroghe, incassando così due procedure di infrazione. La demagogia e l’irresponsabilità hanno caratterizzato negli ultimi dieci anni l’approccio del centrodestra al problema in cui versano le decine di migliaia di imprese e i tanti lavoratori di un settore così importante e strategico come l’industria balneare.

    Lega e centrodestra dovrebbero perciò avere almeno la decenza di assumersi le proprie responsabilità. Abbiamo bisogno di norme chiare e il lavoro che abbiamo fatto nella passata legislatura permetterà già all’avvio della prossima di avere una base per varare subito il provvedimento. Altrimenti scatterà l’ennesima procedura di infrazione da parte dell’Unione europea, e a pagare ancora una volta saranno gli operatori.