Montegridolfo. ‘Zina’ compie 100 anni ma non va in pensione. E’ il lavoro il segreto della sua longevità

Oggi ci si alza con il cuore contento, è la festa di Zina, la sarta del paese. Ebbene Zina compie 100 anni e i suoi cari figli e nipoti hanno deciso di organizzarle una festa alla quale tutta la comunità è invitata a partecipare. Mentre loro offriranno la cena toccherà a lei pagare una torta con 100 candeline. E non c’è nulla che la renda più orgogliosa di questo: il fatto, alla sua età, di continuare a lavorare e di non aver mai rappresentato un peso per nessuno. Ancora oggi è una risorsa più che preziosa e il suo laboratorio lavora a pieno ritmo. Si stenta a crederlo ma senza occhiali può infilare il filo nell’ago con una precisione che fa restare senza parole. Tutto nella vita di Zina è alonato di sogno e di poesia. Sarà per quella deliziosa casa immersa nel verde che lei abita da sola, sarà per il viavai di gente che, desiderosa di respirare la sua atmosfera, frequenta il suo laboratorio, sarà per un’arte imparata da bambina che non smette di dare i suoi frutti…i 100 anni che compie non le si addicono. Unghie e capelli sempre in ordine e personale dritto come un fuso, non c’è traccia di decadenza in Zina, specie se la si guarda lavorare o se si ha il piacere di ascoltare la sua conversazone vivace e allegra. Alcuni anziani tendono a ripetersi molto e a parlare quasi soltanto di passato. Zina è come avesse nostalgia di un futuro ancora da vivere. Così pur potendo impartire la lezione forse più preziosa, non ama dare lezioni, non parla della guerra o della stagione per lei più difficile quando, ancora giovane, ha dovuto dire addio per sempre al marito con i figli da crescere. Da sempre preferisce concentrarsi sul bello che la vita sa offrire, molto o poco che sia. Il bello è ricamato nei suoi occhi e nella sua anima. Nessun terrore per la vecchiaia o per il sopraggiungere della sera dunque. Il nobile spirito che la fa gioire per ogni nuovo giorno in cui senza dubbio non resterà con le mani in mano, sa farle percepire l’infinito che dà la misura dell’immortalità cui siamo destinati. Del resto infanzia e vecchiaia – scriveva la Yourcenar – non solo si ricongiungono ma sono i due stati più profondi che è dato di vivere.

o.m.