• “I media, le lacrime, il moralismo. Così è nato il fenomeno Soumahoro”

    “Siamo nell’era del partito post-ideologico e informatico e tutte le candidature sono mediatiche come Aboubakar Soumahoro“. Fabio Torriero, docente di comunicazione politica alla Lumsa di Roma, non ha alcun dubbio su questo tant’è vero che “la destra, oggi, viene accusata di essere il partito dei giornalisti, mentre la sinistra ha sempre avuto la peculiarità di ricorrere al papa straniero o alle fotografie ideologiche”.

    Può fare degli esempi?

    “Aboubakar Soumahoro è figlio di questa fotografia. La sinistra, quando sceglie i candidati, fa la fotografia: la società civile, i cantanti, i filosofi, i professori universitari ecc… E di questi target prende gli esponenti che dal punto di vista mediatico sono stati più rilevanti. Non escludo che qualcuno sia anche competente però di solito la scelta va sempre verso la mediaticità. Per Soumahoro, ovviamente, non esiste un ‘reato di cognome’ però il cortocircuito di una realtà opaca riguardante le irregolarità sui migranti per cui la legalità che si pretende dalla destra non viene sempre rispettata dalle cooperative. Il “non poteva non sapere” vale per tutti, non solo per Berlusconi. Anche Ilaria Cucchi ha, in qualche modo, beneficiato degli effetti di una dolorosissima vicenda personale che lei, sia ben chiaro, non ha mai strumentalizzato. Certo è che è venuta alla ribalta per le sue dichiarazioni e l’hanno scelta come portatrice di una battaglia civile. Anche in questo caso, dunque, abbiamo un’altra fotografia ideologica della sinistra”.

    Cosa pensa del video di Soumahoro?

    “Assolutamente negativo. È un giocare sul vittimismo che dovrebbe intenerire e ricalcare il messaggio per cui c’è sempre una vittima e un carnefice. Qui il carnefice è chi lo ha messo in mezzo in una sorta di tribunale d’inquisizione. È una sorta di sindrome di Caino che riguarda vari personaggi politici che fanno le vittime, ma poi in realtà uccidono proprio come fece Caino con Abele. Quel filmato ha confermato questo vittimismo, mentre quando ci sono vicende opache dovrebbe prevalere la sobrietà. Giocare sul vittimismo ideologico è stato un autogol”.

    Si riferisce anche all’intervista rilasciata a Formigli?

    “Sì, ma d’altronde che altro poteva dire oltre a dire che non aveva vigilato? Cosa doveva dire? Forse che non si è mai accorto che non venivano pagato gli stipendi oppure che esiste un business dell’immigrazione? Ripeto, la vicenda giudiziaria è cosa ben diversa dal dato politico. Adesso i carnefici diventano i giornali che hanno trattato la vicenda, mentre chi è opaco diventa la vittima. Questo discorso, invece, vale per tutti e non solo per il governo di centrodestra. Anche quando i giornalisti chiedono alla Meloni “cosa le insegna questa vicenda?” è una specie di tribunale mediatico”.

    Questa vicenda rientra nella famigerata “superiorità morale” della sinistra?

    “Certo, è la cosiddetta sindrome di Voltaire. La sinistra non ha ancora capito la lezione del 25 settembre, ossia che questo schema bene/male è perdente. Se continuano a rappresentarsi come i puri e i perfetti significa perseverare negli errori. È sbagliato ritenersi i professionisti dell’ambientalismo, dei migranti e dei diritti civili. Ci sono più idee e più ricette per ognuno di questi temi. Finché ci sarà questo schema ci sarà sempre un Soumahoro che dirà di difendere gli umili, quando in realtà nessuno può attestarsi questa patente”.

    Ma proprio Soumahoro veniva dipinto come nuovo leader del Pd o del centrosinistra. In questi giorni, invece, è stato scaricato in poco tempo. Lei cosa ne pensa?

    “Perché quando si incarna il puro e il giusto e si danno lezioni etiche e morali alla destra, poi non si può negare che c’è sempre uno più puro di te che ti epura. Si obbliga tutti a seguire uno schema rigido che, alla fine, diventa un autogol come un cane che si morde la coda. In nome della purezza, infatti, Soumahoro viene sbattuto fuori. Un partito garantista avrebbe fatto un’altra comunicazione e un’altra scelta più garantista ed equilibrata”.

    Il Pd, invece, come opera?

    “Anche le primarie del Pd risentono dello stesso casting perché se da un lato è vero che è il partito dei sindaci e degli enti locali però, anche in questo caso, Stefano Bonaccini ed Elly Schlein sono le personalità più mediatiche per cui il criterio supera il contenuto. La Schlein, soprattutto, è una bandierina che rappresenta la sinistra liberal che lotta per i diritti civili così come David Sassoli rappresentava il cattolicesimo democratico oppure cercano di difende i migranti. Se, però, la fotografia ideologica sbiadisce viene strappata”.


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