• Dalla Murgia a Chef Rubio: odiatori di sinistra senza freni

    Dai pulpiti e dalle cattedre. Sui social e con i post. Fomentano l’odio e vanno al bersaglio grosso: la senatrice a vita Liliana Segre che ha la colpa di appartenere ad una famiglia ebraica, e la premier Giorgia Meloni. Gli haters rossi, meglio se chic, colpiscono con affermazioni che sono pugni in faccia. Michela Murgia, scrittrice, va nel salotto di Floris su La 7 e la spara davvero grossa: «Due entità perseguitano Saviano: la camorra e la presidente del consiglio». Frase incommentabile che mette sullo stesso piano la criminalità e il capo dell’esecutivo; fra l’altro, qualche giorno fa Meloni aveva fatto sapere attraverso il suo avvocato di voler, forse, revocare la querela per gli insulti ricevuti proprio da Saviano. Murgia va dritta per la sua strada e lancia provocazioni costruite col fango.

    Ma non è l’unica: a sinistra della sinistra c’è una rete di personaggi, meglio se altolocati, che mettono veleno nelle vie della comunicazione. Sorpresa, Segre denuncia 24 odiatori e si scopre che fra loro c’è chef Rubio, al secolo Michele Rubini, uno che all’estrema dell’emiciclo riceve approvazione.

    E invece si è infilato in questo vortice di antisemitismo, impregnato di fede cieca nella causa palestinese e di rancore verso Israele. C’è un segmento della gauche più ideologica che ha messo nel mirino l’esecutivo più a destra nella storia repubblicana ed è andata avanti per mesi a strillare contro il ritorno del Fascismo.

    Il Ventennio non è tornato e allora gli assalti si sono concentrati contro le figure chiare di questa nuova stagione. In testa Giorgia Meloni, già al centro di minacce per via del reddito di cittadinanza che dovrebbe essere ridimensionato se non eliminato nei prossimi mesi. Nei giorni scorsi è stato individuato un giovane di Siracusa che aveva scagliato minacce di morte alla Meloni.

    È solo un episodio fra i tanti. L’uomo forse aveva agito per la paura di perdere il sussidio; altri, invece, parlano dall’alto della loro spocchia e arroganza. Ecco, è il caso di Michela Murgia, idolo dei salotti radical chic, che ospite di Floris si avventura in un paragone raggelante sulla Meloni. Colpevole di aver a suo tempo querelato lo scrittore che aveva elegantemente utilizzato per lei e Salvini l’epiteto «bastardi».

    Ma potrebbe, oggi che è a Palazzo Chigi, abbandonare la carta bollata. Non importa, scatta la denigrazione sugli schermi di uno dei talk più autorevoli della tv. E Floris non accetta quel parallelo sgangherato e sconsiderato: «Eh no, sono cose diverse. Una è una lecitissima querela che può essere ritirata o no, gli altri sono dei criminali. Questo le verrà rinfacciato».

    «Siamo al delirio totale, senza più alcun freno – nota Tommaso Foti, capogruppo di FdI alla Camera – Quale sarebbe la colpa di Meloni? Aver vinto le elezioni ed essere diventata la prima donna premier in Italia».

    Ma i professionisti dell’invettiva, spezzoni fuori controllo del mondo cosiddetto progressista, azzannano anche personalità lontane, culturalmente e anagraficamente, dalla premier. Come Liliana Segre, vittima delle persecuzioni razziali. Non risparmiano neppure lei e lei reagisce. Nel gruppo segnalato dalla Segre c’ è anche chef Rubio. Che invece di cospargersi il capo di cenere, rilancia e punta ancora il dito contro «il silenzio sistematico» della donna «nei confronti della pulizia etnica che il popolo palestinese sta subendo». «Basta minacce, Segre ha fatto bene a denunciare», twitta Matteo Renzi.


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