• “Dal premier una prova di maturità: non si governa per i sondaggi”

    Professor Alessandro Campi, su accise e balneari la Meloni sta tenendo duro senza fare marcia indietro.

    «Questo è un buon segno, se un governo politico evita di assecondare sempre e comunque gli elettori, accettando anche il prezzo di un temporaneo calo di popolarità, è positivo. E’ anche una novità: siamo infatti abituati ad uno schema per cui basta un sondaggio e si fa subito marcia indietro, a leader che si sono persi inseguendo i cambiamenti di umore dell’opinione pubblica, che notoriamente è una bestia ingovernabile».

    Pensa a qualcuno in particolare?

    «Senz’altro Matteo Renzi e Matteo Salvini, ma non solo gli unici esempi di una politica del giorno per giorno, che cambia opinione e rotta a seconda del momento».

    Il premier Meloni invece?

    «Sta dando una prova di maturità. Non solo mantenendo il punto su alcune battaglie, ma anche cambiando idea rispetto alla campagna elettorale, come è successo sulle accise o anche sul Mes. Anche questo è un segnale politico apprezzabile».

    Ma poi dicono che è incoerente.

    «La coerenza non è un valore assoluto. L’importante è che un governo abbia una visione strategica e degli obiettivi ben definiti. Poi si può anche cambiare posizione a seconda della situazione economica e delle necessità».

    Come è successo sullo sconto sulle accise e come potrebbe succedere per il Mes?

    «Appunto, quest’esecutivo su alcune questioni sta facendo un salutare bagno di realtà, cambiando quando c’è da cambiare. Ciò significa tra l’altro darsi un orizzonte di medio-lungo termine, concepirsi come un governo di legislatura. Non c’è l’impellenza della scadenza elettorale imminente che ha condizionato sempre in modo pesante l’attività dei governi italiani. Per fare una qualunque riforma seria ci vuole tempo, sapendo al tempo stesso che non si può accontentare tutti».

    Ogni scadenza elettorale diventa un test per il governo e si guarda a quello.

    «Se il risultato delle elezioni imminenti diventa l’unico metro utilizzato per le proprie decisioni o scelte, si finisce con l’inseguire sempre l’opinione pubblica. Si perde la capacità di tenere una direzione ferma».

    Quindi dà un giudizio positivo finora su come si è mosso il governo Meloni.

    «Direi che ci sono i segnali di un ritorno alla normalità, con un governo politico che ha un approccio realistico e pragmatico ai problemi senza per questo rinunciare alla sua identità politico-culturale. Un governo che deve interloquire con l’opinione pubblica senza però subirne la pressione o gli sbalzi d’umore. Il che significa chiarezza nelle scelte di fronte agli elettori».

    Dovrebbero spiegare di più quello che fanno?

    «Se scegli, giustamente, di non assecondare per forza l’opinione pubblica, correndo il rischio di creare malumori in questo o quel gruppo sociale, a maggior ragione hai l’obbligo di spiegare con chiarezza e in modo convincente le tue decisioni. Credo sia questo il senso della rubrica social del premier, gli Appunti di Giorgia, con cui si è deciso di aggiornare gli italiani su quello che il governo sta facendo. Questo dialogo aperto e diretto con i cittadini peraltro è una necessità per il governo, vista l’ostilità manifesta e pregiudiziale verso quest’ultimo della maggior parte della stampa».

    Un tifo sfegatato per la rottura.

    «Ogni divergenza viene esasperata e raccontata come una spaccatura che prelude ad una crisi di governo. Un trappolone mediatico che il governo può disinnescare giocando in un certo senso d’anticipo, spiegando cioè all’elettorato le sue decisioni. Scelte che oggi possono apparire impopolari o non coerenti con quanto promesso in campagna elettorale, se ben motivate alla fine verranno comprese e apprezzate. In politica il problema non è mai decidere in fretta, o decidere la cosa più facile e scontata, ma decidere bene: guardando al domani, non all’oggi».


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