Dal modello coreano all’Italia: tutte le ‘ricette’ anti-Covid 19

Con più di 380mila contagiati e oltre 16mila morti il coronavirus spaventa ancora l’Europa (e non solo). Ecco i vari “modelli” a confronto.

Con più di 380mila contagiati e oltre 16mila morti il coronavirus continua a spaventare l’Europa e le potenze occidentali per i suoi risvolti sanitari ed economici. La pandemia, nata a Whuan e nella provincia dell’Hubei, ha colpito principalmente l’Italia.

Il (fallimentare) modello italiano

Il 22 febbraio il governo Conte mette in quarantena i residenti di Codogno e di altri 9 comuni della provincia di Lodi dove si è sviluppato il primo focolaio di persone infette dal Covid-19.

L’esecutivo giallorosso procede con vari tentennamenti perseguendo la politica dei piccoli passi. Nel linguaggio dei media fa il suo ingresso il DPCM, acronimo del cosiddetto “decreto del presidente del Consiglio dei ministri”, lo strumento usato da Conte per chiudere progressivamente il Paese. Non si è trattato di una chiusura immediata e totale, come avevano suggerito molti infettivologi, ma un crescendo di restrizioni che inizialmente ha riguardato solo la Lombardia e il Veneto e, poi, dall’11 marzo, tutto il Paese. Dopo dieci giorni dal primo “lockdownil premier Conte ne annuncia un altro che prevede anche la chiusura di tutte le fabbriche “non essenziali”, anche se le eccezioni sembrano essere ancora troppe. A livello internazionale si inizia a parlare di “modello italiano” che, in realtà, non è altro che l’applicazione graduale della quarantena attuata da Pechino che ha chiuso l’intera provincia dell’Hubei, una regione popolosa come l’Italia. Un modello che, finora, ha portato dei risultati deludenti dal momento che, in Italia, si registrano quasi 64mila contagiati e più 6mila decessi.

I soldi promessi da Bruxelles

Un “lockdown” che durerà fino al 3 aprile e che molto probabilmente, purtroppo, sarà prorogato con inevitabili conseguenze negative che si rifletteranno sull’economia italiana per i prossimi anni. A tal proposito il presidente della Bce Christine Lagarde, proprio nei giorni in cui il numero dei morti per coronavirus nel nostro Paese continuava a salire, annunciava di non aver nessuna intenzione di intervenire per ridurre lo spread italiano come fece Mario Draghi. Parole in netto contrasto con quelle usate dal presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen che, invece, si è mostrata molto solidale con l’Italia tanto da sospendere il patto di stabilità e costringere la Bce a mettere sul piatto ben 750 miliardi di euro per aiutare i Paesi europei colpiti dall’emergenza Covid-19.

Spagna, Francia e Germania copiano l’Italia

Un’iniziativa portata avanti per tranquillizzare anche gli altri Paesi europei come la Spagna e la Francia che hanno seguito il “modello italiano”. Il Paese iberico, quarto al mondo per numero di contagiati (quasi 35mila) e terzo per numero di decessi (più di 2300), si trova in stato di emergenza dal 14 marzo. Il governo socialista di Pedro Sanchez ha deciso di adottare per due settimane misure più restrittive di quelle italiane, vietando persino di fare jogging nei parchi e, due giorni dopo, ha di fatto sospeso la Convenzione di Schengen. Le scuole, ovviamente sono chiuse, mentre le aziende lavorano, ma a ritmi ridotti. I luoghi di culto, invece, sono aperti, ma devono garantire la distanza di un metro tra le persone. Il premier Sanchez ha, inoltre, annunciato l’acquisto di nuove forniture mediche e l’estensione dei test per trovare il maggior numero possibile di persone positive al Covid-19. Il suo governo stanzierà 200 miliardi di euro di cui la metà andranno a beneficio di prestiti e imprese, mentre 600 milioni serviranno per l’assistenza ai più deboli.

La Francia, con oltre 20mila contagiati e 862 morti, è il terzo Paese europeo più colpito per numero di decessi da coronavirus. Il presidente Emmanuel Macron, lo scorso 16 marzo, ha dichiarato lo stato d’emergenza e imposto per due settimane una serie di limitazione “in stile italiano”, approvate per legge dall’Assemblea nazionale nella notte tra il 21 e il 22 marzo. Tra le misure entrate in vigore vi è la possibilità di uscire di casa solo per lavorare, fare la spesa, andare dal medico e fare esercizio fisico solo nei pressi della propria abitazione e a debita distanza dalle altre persone. Restano chiuse scuole, bar, ristoranti e negozi che non vendono beni di prima necessità, mentre i luoghi di culto sono aperti, ma la partecipazione alle funzioni religiose è interdetta ai fedeli. Dal punto di vista economico Macron ha stanziato 45 miliardi di cui 32 andranno per cancellare o rinviare le tasse delle imprese, mentre 2 miliardi finiranno in un fondo di solidarietà per i più deboli. Il resto verrà usato per ampliare i fondi per la disoccupazione.

La Germania, con quasi 29mila positivi e poco più di un centinaio di morti, è stata colpita soprattutto in Baviera dove il lockdown è iniziato il 20 marzo scorso. Il governo guidato da Angela Merkel (anche lei si trova in quarantena), che il 16 marzo aveva imposto la chiusura delle scuole fin dopo Pasqua, ha adottato delle “misure senza precedenti” soltanto nel fine settimana. Berlino vieta gli assembramenti con più di due persone, “eccezion fatta per le famiglie e le persone che convivono nello stesso domicilio”. Sarà possibile andare al lavoro e dal medico, fare la spesa, partecipare a esami o altre attività “necessarie” purché si mantenga una distanza minima di 1,5 metri. Lo sport all’aperto è consentito, ma pub, bar e ristoranti restano chiusi così come parrucchieri, studi di bellezza, di massaggi e di tatuaggi”. L’apertura e la chiusura dei luoghi di culto è demandata ai singoli Lander. Dal punto di vista economico, il governo tedesco ha garantito con prestiti “illimitati” per 550 miliardi di euro e ha fatto cadere il tabù sul deficit, annunciando 156 miliardi di euro di aiuti a famiglie e imprese.

Il modello Sudcoreano

In Italia Giovanni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, ha invitato il governo ad “adottare il metodo coreano per rintracciare e isolare i positivi”. La Sud Corea, che finora ha registrato quasi 9mila contagiati e appena 111 decessi, è riuscita a contenere la diffusione del coronavirus facendo tesoro degli errori commessi durante l’epidemia di Mers che nel 2015 causò 200 contagi e 38 vittime. Da allora Seul ha deciso di adottare nuovi protocolli e una strategia che coniuga la possibilità di effettuare test a tappeto” e l’uso di app per monitorare gli spostamenti delle persone positive. Il governo di Seul non ha imposto una quarantena rigida come quella cinese, ma ha chiuso le scuole per tre settimane e vietato ogni manifestazione pubblica. I sudcoreani, infine, sono tenuti a indossare la mascherina nei luoghi pubblici e a rispettare le misure di distanziamento sociale che comprendono, ovviamente, anche il divieto di creare assembramenti. Il governo, infine, ha annunciato lo stanziamento di oltre 9,8 miliardi di dollari per affrontare l’emergenza sanitaria e finanziaria. Il Giornale.it

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