Cattolica. Per l’artista cattolichino una nuova mostra dei suoi dipinti che si terrà nel capoluogo lombardo

Per l’artista cattolichino una nuova mostra dei suoi dipinti che si terrà nel capoluogo lombardo

 

Mauro Drudi presenta “Icons and Symbols”

 

Incontro ed invito per l’Assessore alla Cultura Valeria Antonioli: “Questa nuova avventura milanese del nostro concittadino ci riempie di orgoglio. Non appena avrò possibilità andrò a visitarla di presenza” . Inaugurazione sabato 25 gennaio presso i locali della Fabbrica del Vapore

CATTOLICA, 21 Gennaio 2020 – L’artista cattolichino Mauro Drudi è stato accolto ieri mattina in Comune dall’Assessore alla Cultura Valeria Antonioli. Il motivo dell’incontro è stata la presentazione di una nuova esposizione dei suoi dipinti dal titolo “Icons and Symbols” che Drudi sta allestendo a Milano presso i locali della Fabbrica del Vapore. L’inaugurazione prevista per il prossimo sabato 25 gennaio alle ore 18,00, nell’ambito del progetto Spazi al Talento. “Complimenti al nostro artista cattolichino. Dopo tante tappe in giro per l’Italia – commenta la Antonioli – questa nuova avventura milanese, in un luogo di esposizione prestigioso, ci riempie di orgoglio. Non appena avrò possibilità andrò a visitarla di presenza”. La mostra resterà aperta al pubblico sino al 16 febbraio 2020. Drudi ha all’attivo più di dieci mostre personali ed attualmente una installazione ancora in corso presso il Museo Mandralisca di Cefalù.

ICONS and SYMBOLS. Reduce dai successi di mostre e installazioni che negli ultimi due anni hanno avuto luogo quasi esclusivamente in terra siciliana in chiese consacrate e sconsacrate, con un’installazione ancora attiva presso il Museo Mandralisca di Cefalù, Mauro Drudi, artista romagnolo di 55 anni, mette in mostra i tre progetti più importanti ai quali sta lavorando, progetti che vedono nella città di Milano e nella Fabbrica del Vapore la loro collocazione ideale. “ICONS and SYMBOLS” mette in mostra infatti la serie “POP”; l’installazione sulla condizione della donna intitolata “LEI” e la ricerca sulle “sagome animali”, tre progetti che hanno in comune il segno netto, il tratto estremamente riconoscibile, la campitura di colore piatta e omogenea. Nella serie delle “sagome animali” la linea che delimita la forma principale è la caratteristica più evidente, distinguibile a distanza, ma la vera trappola per il lettore è il vorticoso inseguirsi in assonanze e dissonanze delle linee rette e curve che compongono l’animale in un intercalare quasi ipnotico. La serie POP invece interviene nella grande arte e nella storia del costume con rifacimenti ironici in cui la linea però, contrariamente alle sagome animali, non è invisibile fra colore e colore ma diventa essa stessa una campitura riuscendo, sia che si tratti di un capolavoro rinascimentale che del ritratto di Jack Nicholson, a rendere entrambe le opere fruibili quasi come un fumetto senza perdere però la profondità della tavolozza pittorica, che a volte diventa più brillante e convincente dell’originale. Sul progetto LEI è stato scritto molto: è già sulla copertina del saggio intitolato DOPO WARHOL del Professor Andrea Mecacci, docente di estetica presso l’Università di Firenze e su di esso è già stata redatta una tesi di laurea. In questo caso il segno è ancor più importante perché attraverso la stilizzazione del volto dell’Annunziata di Antonello da Messina, che diventa semplicemente luce e ombra, si è arrivati a individuare un’immagine che è un simbolo e un’icona allo stesso tempo che è alla base delle monumentali installazioni della cosiddetta “campagna siciliana”. I tre progetti hanno un ulteriore aspetto in comune. Queste opere apparentemente semplici realizzate con linee ben de#nite e colori netti, lasciano che lo spettatore si avvicini senza timore, sia che si tratti di un dipinto POP, di una “sagoma animale” o di una delle tante interpretazioni del volto dell’annunziata, spettatore che si ritroverà quasi inconsapevolmente immerso all’interno dell’opera ad affrontare tematiche di una profondità tutta particolare, proprio perché profonde e leggere allo stesso tempo, tematiche che solo l’arte, da sempre, nella storia, sa distillare goccia a goccia dalla sensibilità di chi ha di fronte.

BIOGRAFIA. Mauro Drudi nasce a Cattolica, sulla riviera adriatica, nel dicembre del 1963. Di madre pittrice e padre commerciante, smette di dipingere a olio a 7 anni, smette di fare grafica pubblicitaria a 15, smette di correre in moto a 20, di studiare a 21. Espletato il servizio militare, riprende a studiare e dopo pochi anni a dipingere e a scrivere narrativa, poesia e critica letteraria. Nel frattempo si laurea in Lingue. Pubblica un romanzo ‘on-line’ dal titolo Virata per Fazi Editore e racconti, recensioni, testi critici e poesie presso riviste ed editori specializzati. Assieme a Oliviero Toscani, Marco Morosini e al musicista balcanico Goran Bregovich scrive per Rai 2 lo spettacolo intitolato ‘Amen’ riguardante le tre religioni monoteiste. Nel 2002 comincia a insegnare Spagnolo presso la scuola interna dell’Ospedale di Muraglia, a Pesaro, centro specializzato nella cura di bambini malati di leucemia e diventa direttore de ‘Il Seme’, una cooperativa di solidarietà che aiuta persone disagiate o meno dotate a inserirsi nel mondo del lavoro. Nel Maggio del 2003 esce per Larcher Editore il ‘noir’ intitolato Una giornata di pesca. Nello stesso anno fonda l’Associazione Culturale Popolare MELODICA che organizza concerti con i migliori jazzisti italiani. Dal 2010 si dedica completamente alla pittura esplorando i temi della donna da più lati e quello del rapporto fra l’arte rinascimentale e altre pietre miliari della storia dell’arte mondiale e il nostro tempo. Nel 2016 “LEI – una riflessione pittorica sulla donna” è oggetto della tesi di laurea presso la Facoltà di architettura di Firenze. Nello stesso anno comincia la collaborazione col filosofo Andrea Mecacci, docente di Estetica presso l’Università di Firenze, che scrive le introduzioni critiche per i cataloghi “Flowers” di Arezzo e per il più ampio progetto “LEI”, progetto che diventa anche la copertina del suo saggio intitolato “Dopo Warhol” edito da Donzelli Editore.